La scarpetta mancante della Madonna
(Omelia del Card. Mimmo Battaglia per la solennità della Natività di Maria, 8 settembre)
Sorelle mie e fratelli miei, è bello sostare qui, dove la pietra antica si fa grembo e il silenzio si riempie dei respiri di questa città, ferita nell’anima ma ostinatamente viva. Siamo qui, stasera, non per recitare un copione già scritto dalla tradizione, ma per deporre i nostri cuori, pesanti di sogni e di fatiche, davanti allo sguardo di Colei che da secoli respira l’odore del nostro mare e raccoglie il pianto della nostra terra: la Madonna di Piedigrotta.

La memoria del nostro popolo custodisce una leggenda bellissima, che profuma di salsedine e di mistero. Raccontano i vecchi pescatori che, quando la statua di Maria fu ritrovata, aveva la veste bagnata di pioggia e mancava di una scarpetta, persa chissà dove, tra gli scogli o nel fango. A me piace pensare che questa non sia una semplice favola antica, ma una sublime carezza teologica.
Maria non è una regina da teca di vetro. Non abita i cieli immobili della nostra indifferenza.
Maria ha i piedi scalzi perché ha scelto di consumare le sue scarpe sulle nostre stesse strade. Ha perso la scarpetta perché è scesa di corsa, senza badare al decoro delle stanze regali, per infilarsi nei vicoli più bui del nostro dolore. È scesa nelle grotte delle nostre solitudini, ha camminato sui vetri infranti delle nostre speranze tradite, ha bagnato i suoi piedi nelle lacrime delle madri che vegliano la notte, nell’attesa di figli che hanno smarrito la via.
Quella scarpa mancante è il segno di un amore che non sa darsi un limite, di una Madre che preferisce camminare fluttuando pur di non lasciarci soli.
È la firma di Dio sulla terra: un Dio che si sporca le mani, che cammina a piedi nudi sulla pietra lavica delle nostre esistenze.
Ma stasera, sorelle e fratelli, quello sguardo di Madre ci interroga nel profondo. Ci chiede: cosa abbiamo fatto della nostra bellezza?
Troppo spesso permettiamo al disincanto di anestetizzare i nostri cuori. Ci abituiamo alle ombre che avvolgono la città, all’odore acre delle speranze bruciate, a quella penombra dell’anima dove tutto sembra grigio e dove la rassegnazione diventa l’unica musica possibile. Ci dimentichiamo che siamo fatti per il cielo, che dentro ognuno di noi abita un frammento di infinito che nessuna violenza, nessuna povertà, nessuna ingiustizia potrà mai cancellare del tutto.
Non lasciamoci rubare la speranza e la bellezza della vita!
Non lasciate che la logica del cinismo spenga l’incanto dei vostri occhi. La fede non è un anestetico per sopportare il dolore del mondo, ma è una scintilla che incendia la notte.
È il coraggio di sognare a occhi aperti, di vedere sorgere l’alba anche quando il tramonto sembra non finire mai.
Guardate Maria: lei è l’aurora che annuncia il giorno. E oggi chiede a noi di prestarle i nostri piedi. CHIEDE ALLA NOSTRA CHIESA, A QUESTA NOSTRA NAPOLI, DI ESSERE LA SCARPA CHE LE MANCA. Ci chiede di diventare noi stessi un canto di carità, versi viventi scritti sulle strade del riscatto e della giustizia.
Ci chiede di portare la pace non come uno slogan astratto, ma come un bacio sulla fronte di chi soffre, una mano tesa a chi è caduto, un abbraccio che non chiede spiegazioni ma offre rifugio.
Napoli, città dal cuore immenso, solleva il tuo sguardo! Questa festa non è una parentesi di luci colorate per dimenticare i tuoi inverni, ma è la primavera dello Spirito che vuole fiorire tra le tue pietre. La vera devozione è una canto che disturba l’indifferenza. È un canto che rompe il silenzio della complicità.
Portiamo a Maria il canto spezzato degli innocenti, la solitudine dei vecchi rimasti dietro le finestre chiuse, l’energia inquieta e meravigliosa dei nostri giovani. E chiediamole il dono di occhi nuovi: occhi capaci di scorgere le perle nascoste nel fango, il bene silenzioso che germoglia nei cuori di chi, ogni giorno, sceglie l’onestà, sceglie l’accoglienza, sceglie l’amore senza fare rumore.
PREGHIERA ALLA MADONNA DI PIEDIGROTTA
Questo video è stato trasmesso sulla pagina facebook della parrocchia e qui riportato.
